Questa iniziativa è contro il "sistema" della camorra






Musicista a tutto tondo, è una delle vere meraviglie dell’attuale scena musicale di Crescent City. Conosciuto come il ‘Principe di new Orleans Davell e uno dei live performer più eccitanti della città e, nonostante sia ancora giovane, è da anni una delle voci più importanti dell’American Roots Music (Musica americana delle radici),con Ia capacità di passare agilmente dal puro sound di New Orleans al Jazz più tradizionale, al Funk, il Gospel e l’R&B. Con radici profonde radicate nel gospel, è riuscito ad includere nella sua musica tutta Ia tradizione pianis tica dall’R&B al Blues, dal Soul al Funk. E’ nipote della leggenda del R&B dei 50 James “Sugar Boy” Crawford e a 11 anni era già una star. Come altri musicisti fonde jazz, funk, gospel e R&B in un’unica miscela.

Alla guida della band è il trombettista Fabio Morgera. Nato a Napoli e vissuto a lungo a Firenze, ha iniziato giovanissimo l’attività con Giorgio Gaslini e l’Orchestra Giovanile della Comunità Europea. Nel 1985 si è diplomato in arrangiamento e composizione alla Grove School di Los Angeles e successivamente al prestigioso Berklee College of Music di Boston, per poi stabilirsi a New York, dov’è apprezzatissimo. Per Morgera non fa differenza suonare nei locali più "duri" di Harlem o nelle raffinate hall di Manhattan. La sua personalità prorompente è capace di adattarsi alle circostanze o "mettere in riga" anche conclamate star, con le quali ama spesso confrontarsi in roventi situazioni da jam. Vasta la sua discografia, apprezzatissima dalla critica; come leader, ha inciso Take One (Red 1988), The Pursuit (Ken 1992), Slick (Red 2000), New Hopes (What’s New 2001), Colors (Red 2002), Red Stars (Red 2004), The Voice Within (Wide Sound 2005).






Musicista a tutto tondo, è una delle vere meraviglie dell’attuale scena musicale di Crescent City. Conosciuto come il ‘Principe di new Orleans Davell e uno dei live performer più eccitanti della città e, nonostante sia ancora giovane, è da anni una delle voci più importanti dell’American Roots Music (Musica americana delle radici),con Ia capacità di passare agilmente dal puro sound di New Orleans al Jazz più tradizionale, al Funk, il Gospel e l’R&B. Con radici profonde radicate nel gospel, è riuscito ad includere nella sua musica tutta Ia tradizione pianis tica dall’R&B al Blues, dal Soul al Funk. E’ nipote della leggenda del R&B dei 50 James “Sugar Boy” Crawford e a 11 anni era già una star. Come altri musicisti fonde jazz, funk, gospel e R&B in un’unica miscela.

Sellani incarna come pochi altri, con eleganza e signorilità, le qualità migliori di questa fortunata stagione del jazz italiano. Marchigiano di Senigallia. Sellani cominciò a suonare l’organo negli anni ‘40. Finito l’apprendistato, e arriviamo al 1951, cominciò ad affermarsi come pianista al fianco del trombettista americano Bill Coleman e poi di Nicola Arigliano. In seguito si trasferì a Milano dove suonò con il chitarrista Franco Cern e con il sassofonista Gianni Basso. Agli inizi del sessanta Sellani è un musicista corteggiatissimo: Helen Merrill, Lee Konitz, Stéphane Grappelli e Chet Baker quando sono in Italia cercano con insistenza II suo pianismo elegante e lirico. Negli anni settanta collabora con Gerry Mulligan e ancora con Basso e Cern. E, a proposito di Basso, non si deve dimenticare che Sellani fu pianista dello storico quintetto Basso-Valdambrini, una delle formazioni più famose del jazz italiano. Altro capitolo importante, Ia canzone: il pianista marchigiano ha prestato Ia sua arte raffinata di accompagnatore a cantanti pop come Mina e Fred Buongusto.

Il jazz come passione, come adrenalina pura, come emozioni. Il motivo per cui Giuliani è una delle rivelazioni del jazz italiano degli ultimi anni è semplice e riporta all’essenza stessa di questa musica. Una carriera veloce e costantemente proiettata verso l’alto. Giuliani è di Terracina e si è diplomato in sassofono al Conservatorio di Frosinone nel 1987. Due anni dopo ha partecipato ai corsi della Berklee a Perugia vincendo una borsa di studio del prestigioso College di Boston. Nel ‘90 ha fatto parte dell’orchestra Rai dei giovani talenti del jazz europeo. Ha partecipato a parecchie colonne sonore di film, a firma di Morricone, Bacalov, Trovaioli, Ortolani, e gia numerose sono le collaborazioni con musicisti jazz di fama. Fra gli altri: Randy Brecker, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Cedar Wafton, Giovanni Tommaso. Nel ‘95 ha suonato con Jerry Gonzalez e Dave Valentin in vari locali a New York, e l’anno dopo ha vinto il premio dedicato a Massimo Urbani come miglior sax alto. Da allora in avanti e stato una presenza abituale nei maggiori festival specializzati. È stato anche a Umbria Jazz molte volte, anche come uno dei protagonisti del concerto organizzato alla Town Hall di New York. Nel ‘97 ha vinto l’Europ Jazz Contest di Bruxelles come miglior solista e miglior gruppo e nel 2000 Musica Jazz lo ha eletto miglior nuovo talento. Da allora incide per la francese Dreyfus per la quale ha pubblicato quattro cd, uno anche con Richard Galliano, e l’ultimo, “Anything Else”, con Flavio Boltro e Dado Moroni. Nel concerto di Ischia si aggiunge al quartetto di Giuliani, anche Joe Locke.







Sellani incarna come pochi altri, con eleganza e signorilità, le qualità migliori di questa fortunata stagione del jazz italiano. Marchigiano di Senigallia. Sellani cominciò a suonare l’organo negli anni ‘40. Finito l’apprendistato, e arriviamo al 1951, cominciò ad affermarsi come pianista al fianco del trombettista americano Bill Coleman e poi di Nicola Arigliano. In seguito si trasferì a Milano dove suonò con il chitarrista Franco Cern e con il sassofonista Gianni Basso. Agli inizi del sessanta Sellani è un musicista corteggiatissimo: Helen Merrill, Lee Konitz, Stéphane Grappelli e Chet Baker quando sono in Italia cercano con insistenza II suo pianismo elegante e lirico. Negli anni settanta collabora con Gerry Mulligan e ancora con Basso e Cern. E, a proposito di Basso, non si deve dimenticare che Sellani fu pianista dello storico quintetto Basso-Valdambrini, una delle formazioni più famose del jazz italiano. Altro capitolo importante, Ia canzone: il pianista marchigiano ha prestato Ia sua arte raffinata di accompagnatore a cantanti pop come Mina e Fred Buongusto.

Il jazz come passione, come adrenalina pura, come emozioni. Il motivo per cui Giuliani è una delle rivelazioni del jazz italiano degli ultimi anni è semplice e riporta all’essenza stessa di questa musica. Una carriera veloce e costantemente proiettata verso l’alto. Giuliani è di Terracina e si è diplomato in sassofono al Conservatorio di Frosinone nel 1987. Due anni dopo ha partecipato ai corsi della Berklee a Perugia vincendo una borsa di studio del prestigioso College di Boston. Nel ‘90 ha fatto parte dell’orchestra Rai dei giovani talenti del jazz europeo. Ha partecipato a parecchie colonne sonore di film, a firma di Morricone, Bacalov, Trovaioli, Ortolani, e gia numerose sono le collaborazioni con musicisti jazz di fama. Fra gli altri: Randy Brecker, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Cedar Wafton, Giovanni Tommaso. Nel ‘95 ha suonato con Jerry Gonzalez e Dave Valentin in vari locali a New York, e l’anno dopo ha vinto il premio dedicato a Massimo Urbani come miglior sax alto. Da allora in avanti e stato una presenza abituale nei maggiori festival specializzati. È stato anche a Umbria Jazz molte volte, anche come uno dei protagonisti del concerto organizzato alla Town Hall di New York. Nel ‘97 ha vinto l’Europ Jazz Contest di Bruxelles come miglior solista e miglior gruppo e nel 2000 Musica Jazz lo ha eletto miglior nuovo talento. Da allora incide per la francese Dreyfus per la quale ha pubblicato quattro cd, uno anche con Richard Galliano, e l’ultimo, “Anything Else”, con Flavio Boltro e Dado Moroni. Nel concerto di Ischia si aggiunge al quartetto di Giuliani, anche Joe Locke.






Sellani incarna come pochi altri, con eleganza e signorilità, le qualità migliori di questa fortunata stagione del jazz italiano. Marchigiano di Senigallia. Sellani cominciò a suonare l’organo negli anni ‘40. Finito l’apprendistato, e arriviamo al 1951, cominciò ad affermarsi come pianista al fianco del trombettista americano Bill Coleman e poi di Nicola Arigliano. In seguito si trasferì a Milano dove suonò con il chitarrista Franco Cern e con il sassofonista Gianni Basso. Agli inizi del sessanta Sellani è un musicista corteggiatissimo: Helen Merrill, Lee Konitz, Stéphane Grappelli e Chet Baker quando sono in Italia cercano con insistenza II suo pianismo elegante e lirico. Negli anni settanta collabora con Gerry Mulligan e ancora con Basso e Cern. E, a proposito di Basso, non si deve dimenticare che Sellani fu pianista dello storico quintetto Basso-Valdambrini, una delle formazioni più famose del jazz italiano. Altro capitolo importante, Ia canzone: il pianista marchigiano ha prestato Ia sua arte raffinata di accompagnatore a cantanti pop come Mina e Fred Buongusto.

Diploma in pianoforte al Conservatorio di Perugia e in composizione a quello di Milano, una laurea con lode in filosofia con Ia tesi "il vuoto nella Fisica contemporanea". Se vi pare poco. Qualcuno lo chiama II Mozart del Duemila, ma vale anche Ia pena di citare i suoi esaminatori al test di ammissione in Conservatorio: Allevi presentò una Fuga di tale complessità che i professori com mentarono: "O AIlevi ha copiato, o è il nuovo Brahms": Insomma, è II fenomeno musicale dei nostri giorni, Giovanni Allevi, capace di una via trasversale alla musica contemporanea in cui confluiscono echi di jazz e tradizione accademica. Un genere che appare semplice, quindi di semplice ed immediata condivisione, il che ha fatto di lui un idolo di audience vaste quanto eterogenee. Allevi fin dalI’ inizio della carriera ha mostrato di prediligere il repertorio per piano solo, ma ha lavorato anche a forme diverse, per esempio Ia musica per Ia tragedia Le Troiane di Euripide (1996). Importante I’ incontro con Jovanotti, che per Ia sua etichetta discografica decise pubblicare il primo album di Giovanni per piano solo, dal titolo 13 Dita, prodotto in studio da Saturnino. L’incontro con Saturnino e Jovanotti ha portato Allevi a confrontarsi con il pubblico delle grandi platee del concerti rock Giovanni ha aperto cosl, da solo col suo pianoforte, i concerti di Jovanotti durante ii tour L’ Albero, eseguendo alcuni dei suoi brani di fronte a platee di migliaia di persone. La collaborazione con Lorenzo è continuata ancora, ma poi Allevi si è concentrato su un nuovo progetto musicale completamente suo: nel 2003 è uscito il secondo album per piano solo dal titolo Composizioni, al quale sono seguiti No Concept e Joy. La fama di Allevi intanto è cresciuta oltre i confini nazionali ed un suo successo oggi va dal Giappone a New York (tra I’ altro, è stato ospitato anche dal Blue Note). Con Ia sua attività di pianista, Giovanni Allevi si conferma musicista eclettico, esibendosi in rassegne concertistiche di musica classica, nei teatri come nei festival rock e jazz.

Sellani incarna come pochi altri, con eleganza e signorilità, le qualità migliori di questa fortunata stagione del jazz italiano. Marchigiano di Senigallia. Sellani cominciò a suonare l’organo negli anni ‘40. Finito l’apprendistato, e arriviamo al 1951, cominciò ad affermarsi come pianista al fianco del trombettista americano Bill Coleman e poi di Nicola Arigliano. In seguito si trasferì a Milano dove suonò con il chitarrista Franco Cern e con il sassofonista Gianni Basso. Agli inizi del sessanta Sellani è un musicista corteggiatissimo: Helen Merrill, Lee Konitz, Stéphane Grappelli e Chet Baker quando sono in Italia cercano con insistenza II suo pianismo elegante e lirico. Negli anni settanta collabora con Gerry Mulligan e ancora con Basso e Cern. E, a proposito di Basso, non si deve dimenticare che Sellani fu pianista dello storico quintetto Basso-Valdambrini, una delle formazioni più famose del jazz italiano. Altro capitolo importante, Ia canzone: il pianista marchigiano ha prestato Ia sua arte raffinata di accompagnatore a cantanti pop come Mina e Fred Buongusto.

Il jazz come passione, come adrenalina pura, come emozioni. Il motivo per cui Giuliani è una delle rivelazioni del jazz italiano degli ultimi anni è semplice e riporta all’essenza stessa di questa musica. Una carriera veloce e costantemente proiettata verso l’alto. Giuliani è di Terracina e si è diplomato in sassofono al Conservatorio di Frosinone nel 1987. Due anni dopo ha partecipato ai corsi della Berklee a Perugia vincendo una borsa di studio del prestigioso College di Boston. Nel ‘90 ha fatto parte dell’orchestra Rai dei giovani talenti del jazz europeo. Ha partecipato a parecchie colonne sonore di film, a firma di Morricone, Bacalov, Trovaioli, Ortolani, e gia numerose sono le collaborazioni con musicisti jazz di fama. Fra gli altri: Randy Brecker, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Cedar Wafton, Giovanni Tommaso. Nel ‘95 ha suonato con Jerry Gonzalez e Dave Valentin in vari locali a New York, e l’anno dopo ha vinto il premio dedicato a Massimo Urbani come miglior sax alto. Da allora in avanti e stato una presenza abituale nei maggiori festival specializzati. È stato anche a Umbria Jazz molte volte, anche come uno dei protagonisti del concerto organizzato alla Town Hall di New York. Nel ‘97 ha vinto l’Europ Jazz Contest di Bruxelles come miglior solista e miglior gruppo e nel 2000 Musica Jazz lo ha eletto miglior nuovo talento. Da allora incide per la francese Dreyfus per la quale ha pubblicato quattro cd, uno anche con Richard Galliano, e l’ultimo, “Anything Else”, con Flavio Boltro e Dado Moroni. Nel concerto di Ischia si aggiunge al quartetto di Giuliani, anche Joe Locke.






Cammariere, quarantenne di Crotone, è un personaggio unico della scena della canzone d’autore. A partire dalle sue influenze, in cui si mescolano musica classica (soprattutto Beethoven e Debussy), sonorità sudamericane (Jobim e Vinicius de Moraes), ed il jazz, con un dichiarato amore per Art Tatum e Keith Jarrett. Il risultato è un songwriter ed un interprete sensibile e raffinato, creatore di un microcosmo espressivo di cui il pianoforte è l’ideale strumento espressivo. È verso la fine degli anni ‘80 che Cammariere comincia a comporre una serie di canzoni, rimaste in gran parte inedite: solo alcune furono pubblicate nel 1993 in un disco intitolato “I ricordi e le persone”. La svolta è nel 1997, quando partecipa al Premio Tenco, catturando l’attenzione di critica e pubblico. Vince all’unanimità il Premio IMAIE come migliore esecutore e interprete della rassegna, e diventa la rivelazione dell’anno. Sulla scorta di quel successo nel 1998 viene pubblicato “Tempo perduto” un Ep promozionale. “Dalla pace del mare lontano”, il primo album, è il risultato di anni di collaborazione con il poeta e cantautore Roberto Kunstler. Nel disco suonano fra gli altri Alex Britti e Fabrizio Bosso, il 2002 è dedicato in gran parte ai concerti, che vedono affluire un pubblico crescente. Cammariere partecipa anche al concerto del 1º Maggio, riceve numerosi riconoscimenti (il Premio per il miglior album di esordio, il Premio Carosone ed il Premio de André, la Targa Tenco per la migliore opera prima con Dalla “Pace del mare lontano”). Vince anche il referendum di Musica e Dischi. Nel 2003 partecipa al Festival di Sanremo, si piazza terzo e riceve il Premio della critica. II tour che segue è un successo assoluto di pubblico e di critica, mentre il disco si posiziona fisso ai vertici delle classifiche di vendita, conquistando il primo posto per parecchie settimane. In dicembre viene pubblicato il suo primo dvd “In concerto - Teatro Strehler di Milano”. Sergio Cammariere, songwriter espressivo e sofisticato e abilissimo pianista, che ha la mano felice nella composizione di temi dai forti aromi jazz.

Sellani incarna come pochi altri, con eleganza e signorilità, le qualità migliori di questa fortunata stagione del jazz italiano. Marchigiano di Senigallia. Sellani cominciò a suonare l’organo negli anni ‘40. Finito l’apprendistato, e arriviamo al 1951, cominciò ad affermarsi come pianista al fianco del trombettista americano Bill Coleman e poi di Nicola Arigliano. In seguito si trasferì a Milano dove suonò con il chitarrista Franco Cern e con il sassofonista Gianni Basso. Agli inizi del sessanta Sellani è un musicista corteggiatissimo: Helen Merrill, Lee Konitz, Stéphane Grappelli e Chet Baker quando sono in Italia cercano con insistenza II suo pianismo elegante e lirico. Negli anni settanta collabora con Gerry Mulligan e ancora con Basso e Cern. E, a proposito di Basso, non si deve dimenticare che Sellani fu pianista dello storico quintetto Basso-Valdambrini, una delle formazioni più famose del jazz italiano. Altro capitolo importante, Ia canzone: il pianista marchigiano ha prestato Ia sua arte raffinata di accompagnatore a cantanti pop come Mina e Fred Buongusto.

Il jazz come passione, come adrenalina pura, come emozioni. Il motivo per cui Giuliani è una delle rivelazioni del jazz italiano degli ultimi anni è semplice e riporta all’essenza stessa di questa musica. Una carriera veloce e costantemente proiettata verso l’alto. Giuliani è di Terracina e si è diplomato in sassofono al Conservatorio di Frosinone nel 1987. Due anni dopo ha partecipato ai corsi della Berklee a Perugia vincendo una borsa di studio del prestigioso College di Boston. Nel ‘90 ha fatto parte dell’orchestra Rai dei giovani talenti del jazz europeo. Ha partecipato a parecchie colonne sonore di film, a firma di Morricone, Bacalov, Trovaioli, Ortolani, e gia numerose sono le collaborazioni con musicisti jazz di fama. Fra gli altri: Randy Brecker, Kenny Wheeler, Enrico Rava, Cedar Wafton, Giovanni Tommaso. Nel ‘95 ha suonato con Jerry Gonzalez e Dave Valentin in vari locali a New York, e l’anno dopo ha vinto il premio dedicato a Massimo Urbani come miglior sax alto. Da allora in avanti e stato una presenza abituale nei maggiori festival specializzati. È stato anche a Umbria Jazz molte volte, anche come uno dei protagonisti del concerto organizzato alla Town Hall di New York. Nel ‘97 ha vinto l’Europ Jazz Contest di Bruxelles come miglior solista e miglior gruppo e nel 2000 Musica Jazz lo ha eletto miglior nuovo talento. Da allora incide per la francese Dreyfus per la quale ha pubblicato quattro cd, uno anche con Richard Galliano, e l’ultimo, “Anything Else”, con Flavio Boltro e Dado Moroni. Nel concerto di Ischia si aggiunge al quartetto di Giuliani, anche Joe Locke.

